Una "sbronza" in acqua

Un astemio, a stomaco vuoto, ogni 10 metri beve un cocktail alcolico. A 30 metri è praticamente ubriaco. Questo è quanto può succedere a un subacqueo quando è colpito dagli effetti tossici dell’azoto, il gas più rappresentato (78%) nella miscela che compone l’aria. Il presunto rapporto tra bicchieri di aperitivo e profondità dell’immersione, fa denominare “effetto Martini” la cosiddetta “narcosi d’azoto” conosciuta anche come “ebbrezza dei grandi fondali”.
Un’anestesia esilarante.
L’azoto è un gas considerato “inerte” in quanto non interagisce con le funzioni metaboliche dell’organismo. Antoine Laurent de Lavoiser, chimico francese del Settecento, lo aveva chiamato azoto proprio perché – dal greco – voleva dire “senza vita”, ossia gas del tutto inerte. Ma sott’acqua, a pressioni parziali più elevate di quelle atmosferiche, l’azoto può essere responsabile di una serie di reazioni, la cui origine non è completamente conosciuta, ma che coinvolgono soprattutto le funzioni cerebrali superiori. L’azoto, attraverso il sangue e i tessuti, raggiunge il sistema nervoso centrale alterando l’attività elettrica delle membrane delle cellule e rallentando la trasmissione neurale. Il primo effetto è lo stordimento, seguito da disorientamento, poi da euforia.
A pressioni parziali elevate il gas inerte potrebbe interagire con un effetto meccanico o – meglio – biochimico con i lipidi delle membrane cellulari delle cellule nervose, producendo un effetto narcotizzante o anestetizzante. Senza andare molto lontano basta pensare che un anestetico ben conosciuto, il protossido d’azoto (N2O), è un gas esilarante, che addormenta i pazienti chirurgici inducendo una sorta di euforia.
Fattori predisponenti
La narcosi d’azoto è un’evenienza rara. Anche se, quasi tutti i subacquei esperti (con centinaia di immersioni alle spalle), la hanno sperimentata. I sintomi non dipendono tanto da una determinata profondità (in genere si manifesta oltre i 40 metri) quanto dalle condizioni fisiche del subacqueo. E qui la solita raccomandazione: chi non si sente in perfetta forma fisica deve astenersi dall’immergersi. Affaticamento, ansia, insonnia, recente assunzione di alcol, di alcuni farmaci, di sostanze stupefacenti, condizioni meteo avverse con acqua particolarmente fredda, sono alcuni dei fattori predisponenti la narcosi d’azoto.
Una “sbornia” allegra.
Come tutte le “sbornie” anche quelle del subacqueo possono essere “tristi” o “allegre”. Le prime – meno frequenti - si possono manifestare con uno stato di malessere generalizzato, vertigini, ronzii alle orecchie (acufeni), nausea, confusione mentale e allucinazioni.
Le narcosi “allegre” sono caratterizzate da euforia e da perdita del rapporto con la realtà , situazione molto pericolosa in acqua perché porta a un eccesso di sicurezza, incapacità di giudizio, riduzione dei tempi di reazione e a commettere errori di calcolo.
Non interrompendo la discesa una sensazione di estremo benessere può portare a comportamenti anomali che vanno dal tentativo di togliersi l’erogatore, le bombole e tutta l’attrezzatura, alla prosecuzione dell’immersione in profondità . Per questo è necessario sempre avere a “portata di braccia” il compagno d’immersione: se si accorge di qualcosa di strano deve avere la prontezza di organizzare la risalita.
Quando il subacqueo è ancora abbastanza lucido sa riconoscere i prodromi della narcosi. A quel punto si deve fermare subito. Si deve mettere con la testa verso la superficie (scendere “di testa” è un fattore predisponente alla narcosi), controllare la respirazione e risalire di qualche metro. Due – tre metri sono quasi sempre sufficienti per uscire dalla “sbornia”.
Allegra o triste l’ebbrezza porta sempre a un rallentamento dei riflessi, scarsa concentrazione, perdita della coordinazione delle idee, allungamento dei tempi di reazione, incapacità di rispondere ai segnali, sottovalutazione delle condizioni ambientali, del tempo di permanenza sott’acqua e della profondità , perdita di memoria, fino alla perdita totale della ragione, al rilassamento dei muscoli facciali, al sonno, alla perdita di coscienza.
Un allenamento progressivo
La frequenza e l’intensità della “sbornia” aumenta con la profondità e la sintomatologia è tanto precoce quanto maggiore è la velocità di discesa, soprattutto con la testa verso il basso. L’inizio dei sintomi varia soprattutto con l’allenamento. Dopo una lunga interruzione delle immersioni (inverno) è assolutamente consigliato ricominciare a immergersi a profondità non elevate e poi progressivamente maggiori.
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