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Mal di mare mal di terra

Mal di mare mal di terra

Luglio 2010 | Autore: Redazione Blumag
Medicina del Mare
A terraaaa!”, gridavano i marinai sulla coffa dell’albero di maestra. Un urlo liberatorio che evocava “casa”, “approdo sicuro”, “rinfrancarsi dopo un lungo viaggio”. Il landing di oggi è un jet che posa le gomme su una pista di un aeroporto anglosassone. Ma l’atterrare di ieri, l’approdare di oggi, il gettare l’ancora, ormeggiare, giungere a riva, sbarcare, può essere una gioia ma anche un “dolore” perché, dopo tanto navigare, l’organismo può essersi adattato al rollio, all’oscillamento, al beccheggio, e si può trovare in difficoltà tornando su una “terra troppo ferma”.
Sembra un paradosso, tipico delle caravelle colombiane come delle modernissime crociere sulle grandi navi. Dopo alcuni giorni di navigazione (anche solo 3 o 4), senza mai scendere a terra, il sistema vestibolare si adatta ai movimenti della barca. Spariscono gli eventuali sintomi legati al Mal di Mare, e si sta bene. Una volta a terra ricomincia il “Mal di Mare”...
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