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L’orecchio in immersione. Dieci regole.

L’orecchio in immersione. Dieci regole.

Maggio 2010 | Autore: Redazione Blumag
Medicina del Mare

Il “tallone d’Achille” del subacqueo è sicuramente l’orecchio. E’ questo il vero punto debole di chi va sott’acqua, sia in apnea sia con gli autorespiratori. Le lesioni dei famosi “tre compartimenti” (interno, medio ed esterno) dell’orecchio sono molto piĂą frequenti di quella che è ritenuta – per antonomasia – la patologia di chi si immerge: la malattia da decompressione (MDD). Il benessere e il buon funzionamento dell’orecchio medio non può prescindere dalla cosiddetta “equipressione” fra la cassa del timpano (la cavitĂ  dell’orecchio medio, “scavata” nell’osso temporale che contiene la catena dei tre ossicini: staffa, incudine e martello) e l’ambiente esterno. Non essendo però la pressione ambientale sempre uguale (è di 760 mm/Hg, ossia di un’atmosfera, a livello del mare; sott’acqua aumenta; in quota diminuisce) quella dell’orecchio medio ha bisogno ogni volta di adattarsi, equipararsi,
a quella esterna. Questo meccanismo - la compensazione - si realizza attraverso la Tuba di Eustachio, un condotto situato fra la parte posteriore delle cavitĂ  nasali (rinofaringe) e la cassa del timpano.

Questo piccolo canale si apre spontaneamente a ogni atto di deglutizione, a uno sbadiglio, a uno starnuto, attuando un sistema per adattare continuamente la pressione interna dell’orecchio medio a quella dell’ambiente esterno.
Esistono varie tecniche di compensazione.
Hanno tutte lo stesso obiettivo: introdurre aria, attraverso la Tuba di Eustachio per farla arrivare all’interno del timpano. Se questa manovra è inefficace o è ostacolata da muco (otiti, sinusiti), non è possibile controbilanciare la pressione che viene esercitata sul versante esterno del timpano.
Se la differenze di pressione dalle due parti del timpano diventa eccessiva, la membrana si introflette fino a perforarsi o – nei casi più gravi – a lacerarsi. In entrambi i casi si può aver bisogno dei ferri del chirurgo (timpanoplastica). Più raramente le lesioni meno gravi si risolvono spontaneamente, nell’arco di diversi mesi.
Una rottura del timpano può avvenire anche a profonditĂ  di pochi metri. I sintomi si manifestano, generalmente, subito dopo l’immersione. Durante la discesa, la mancata o difettosa compensazione può provocare seri danni all’orecchio medio, fino a un significativo stravaso di siero e di sangue, che può riempire la cavitĂ . Può essere avvertita una sensazione di “orecchio pieno e ovattato”’, con riduzione dell’udito e dolore, anche lancinante. In tutti i casi è necessaria l’immediata attenzione del medico. Bisogna sospendere le immersioni ed evitare ogni variazione di altitudine, incluso il volo.
Per evitare i danni sopra citati, è indispensabile, effettuare una corretta compensazione, iniziando già appena sotto la superficie dell’acqua. E’ utile procedere a una leggera Manovra di Valsalva, a “orecchie allagate”, prima di iniziare la discesa.

Altro suggerimento è quello di scendere con i piedi verso il basso: in questo modo l’aria contenuta nelle cavitĂ  dell’orecchio tenderĂ  ad andare verso l’alto in maniera naturale, senza costringere a forzarla. Per lo stesso motivo potrebbe essere utile rivolgere un eventuale “orecchio capriccioso” verso la superfi cie. Nei primi metri di discesa, dove il gradiente di pressione è piĂą marcato, è sempre bene compensare frequentemente. Nel caso in cui
si dovesse avvertire una compensazione difficoltosa sono assolutamente da evitare forzature, interrompendo la discesa e abortendo l’immersione.
Dopo un bagno o un’immersione (sopratutto nei mari caldi) è utile applicare nel condotto uditivo esterno alcune gocce di soluzione di acido acetico al 4-6% (lasciandole almeno 5 minuti). In farmacia la vendono con l’apposito contagocce, ma è anche possibile realizzarla in casa usando acqua distillata e aceto al 50%. La soluzione elimina i microrganismi responsabili di otiti esterne e cerume. Di orecchie ne abbiamo solo due, di immersioni
ne possiamo fare quante vogliamo.
Non vale la pena rischiare: se non si è in buona forma fi sica è meglio rimanere a terra. Ricordiamo che l’obiettivo principale delle immersioni ricreative è sempre soltanto uno: divertirsi.

Occhio all’orecchio!
Dieci regole per proteggere il timpano
Evitare le immersioni durante le fasi acute delle infiammazioni delle vie aeree superiori (laringiti, tracheiti, bronchiti).
In caso di difficoltĂ  a compensare il subacqueo deve interrompere immediatamente la discesa.
Per evitare di sottoporre a stress la membrana timpanica, compensare al bisogno, fin dai primi metri della discesa.
Evitare grossi sforzi compensatori: possono creare congestione della Tuba di Eustachio e peggiorare la situazione.
Quando la difficoltĂ  a compensare si presenta durante la discesa, risalire fino a ottenere la scomparsa del
fastidio, eseguire la manovra correttamente e riprendere la discesa. Nel caso in cui – dopo diversi tentativi - non
fosse possibile eseguire la compensazione, interrompere l’immersione.
I subacquei in attività (almeno 5-6 immersioni l’anno)ì dovrebbero sottoporsi a un controllo specialistico del
condotto uditivo esterno e del timpano, almeno una volta ogni 12 mesi.
Conoscere e saper eseguire correttamente almeno due manovre di compensazione (deglutizione, anteropulsione
della mandibola, manovra di Valsalva, manovra di Marcante-Odaglia).
Saper interrompere un’immersione – per problemi di compensazione - può signifi care evitare di precludersi
la possibilitĂ  di farne altre per molti mesi, a causa di un danno alla membrana timpanica.
Evitare l’immersione se si è raffreddati, sospendere l’immersione se non si riesce a compensare.
Non usare assolutamente alcun tipo di farmaco decongestionante o vaso costrittivo, nei giorni e nelle ore
precedenti all’immersione.


di Luca Revelli

Docente di Fisiopatologia Chirurgica UniversitĂ  Cattolica, direttore medico e scientifico di Progetto Abissi

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