Blocco inverso in risalita

Ai tempi del primo brevetto ARA avevo sentito parlare di blocco inverso. Era una domanda d’esame difficile. O la sai o non la sai. Non si può improvvisare una risposta. Dopo quasi trent’anni di attività subacquea, la sera prima di un’immersione nelle splendide acque del Sultanato dell’Oman, in quell’enorme catino roccioso sul mare che ospita il villaggio per subacquei vicino a Muscat, c’eravamo sdraiati sulla spiaggia a guardare l’acqua che faceva da fondo assolutamente piatto al fiordo. I miei compagni d’avventura e io parlavamo di alcune situazioni strane che possono capitare sott’acqua: dall’ebbrezza di profondità al blocco inverso. “Ne ho sentito parlare ma, in tanti anni che faccio immersione, non mi è mai capitato”. “Deve essere angosciante: arrivare a pochi metri dalla superficie - magari con poca aria di riserva - e non riuscire a emergere per il dolore all’orecchio che aumenta in risalita”. Sulla lavagna del diving center quella mattina c’era scritto: “Al Munnassir”, un relitto della marina omanita affondato in posizione di navigazione. Al termine di quell’immersione, in sosta di sicurezza, sulla cima del relitto, ho avuto il mio primo (e al momento unico) blocco inverso: si può manifestare con un acuto dolore al timpano o a qualsiasi altra cavità aerea come i seni frontali o i seni mascellari.... Per saperne di più abbonati a Blumag.it!