Cerri 86' Flying Sport: veloce & elitaria
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di Giorgio de Vecchi Si tratta di una barca non vistosa, ma che si nota senza essere chiassosa; veloce quanto serve e grande quanto basta. Un mix di scelte tecniche e stilistiche che ne fanno un oggetto particolare. Costruita avendo in mente un armatore che ha già avuto barche importanti, che non ha la necessità di essere notato a qualsiasi costo ma che ama il mare e il navigare, e che vuole andare veloce (il tempo è sempre più un valore). Una persona che tiene alla sua privacy. “Passo in barca più tempo che posso, e pur avendo una casa al mare, la mia famiglia sta più volentieri a bordo: qui ho tutto, comodità privacy e prestazioniâ€, afferma Carlo Cerri, proprietario del cantiere e della barca provata. Questi sono i concetti in base ai quali l’86’ Flying Sport è stato ideato. Il Cerri 86’ è costruito in vetroresina, con resina vinilestere e tessuti bidirezionali per i primi strati, mentre gli strati successivi sono con resine isoftaliche; la plancetta di poppa ha invece rinforzi in kevlar. Materiali piuttosto tradizionali quindi. Quel che è particolare, però, è l’attenzione alla realizzazione e al contenimento del peso. Non c’è un grammo di resina inutile dove non serva e, viceversa, c’è tutto il materiale che dev’esserci là dove serve. L’uso di questi materiali rende la barca anche più facilmente riparabile qualora, nel tempo, si avesse bisogno d’interventi di questa natura. La carena, frutto della matita dell’ingegner Gianfranco De Casa, è di tipo planante, con una V decisa nella sezione prodiera per ottimizzare la tenuta di mare. Ventitré metri e novantanove centimetri di lunghezza dello scafo, ma ben 26,30 fuori tutto, merito di una spiaggetta di poppa che sembra Copacabana per quanto è grande. Un piccolo (si fa per dire, ci stanno sei persone) flying bridge, due zone soggiorno su livelli differenti, quattro aree pranzo, tre aree prendisole, sono gli «atout» di questa barca particolare. La linea esterna è filante come un open. Il roll bar è basso con il flying bridge incastonato davanti. Un occhio attento potrà cogliere gli utili portelli laterali sulla tuga che consentono di avere il passaggio interno/esterno anche a mezza nave. Guardandola dalla banchina, e immedesimandoci nel possibile acquirente, pensiamo che sia una bella barca, che unisce tratti moderni dalle linee tese, misti a particolari di sapore più antico, come lo spesso capodibanda in tek; una linea che non invecchierà presto e che manterrà il suo fascino (e valore) nel tempo. A prua, alla base dell’enorme parabrezza, si trova una zona prendisole attrezzata con un divano semicircolare e un tavolo su cui può essere montato un ombrellone per creare un’area riparata dal sole, ed esclusa anche dagli sguardi indiscreti di chi dovesse passare a poppa. Qui non solo si può conversare e prendere il sole, ma è anche possibile pranzare all’aperto, il tavolino è, infatti, ampliabile e c’è spazio per una decina di persone. L’accesso avviene tramite due passaggi che interrompono la tuga. Sembrava un azzardo stilistico quando Cerri la adottò qualche anno fa, ora è imitato da altri. Proseguiamo l’esame della barca da poppa verso prua e dall’esterno all’interno. Delle dimensioni della plancetta di poppa s’è detto; c’è posto per un tender di oltre 4 metri, manovrabile per la messa in acqua con una gruetta alloggiata nel garage di poppa. All’interno del garage può essere ospitato un secondo tender di 3,20 metri oppure una moto d’acqua, e resta ancora spazio per uno scooter della dimensione di un Honda SH 300: non si tratta di gadget, ma di mezzi realmente utili nell’utilizzo della barca. Salendo una delle due scale a lato della plancetta ci troviamo in pozzetto. L’ambiente è impreziosito da una vetrata curvilinea, e dominato da un grande prendisole che ingloba anche un divano e un grande tavolo con lo spazio per alcune poltrone. L’impressione è subito di essere in un ambiente elegante ma anche funzionale. È qui che raccoglieremo le idee chiacchierando piacevolmente con l’armatore, godendo ancora del tepore di una stagione particolarmente mite. Gli interni: l’elogio del comfort Appena varchiamo la soglia della grande vetrata riceviamo l’impressione di essere entrati in un ambiente differente dal solito. Di fronte a noi un’ampia scala scende sottocoperta, mentre proseguendo più in là , a centro barca, c’è un salotto rialzato rispetto al nostro livello (quindi parzialmente al riparo degli sguardi di chi dovesse passeggiare in banchina). Due grandi divani contrapposti e due bassi tavolini costituiscono l’arredo principale di questa zona. Ci sentiamo in un ambiente molto esclusivo: lateralmente e verso prua abbiamo la vista sul mare e sulle barche all’ormeggio intorno a noi, ma da terra siamo quasi invisibili, nonostante la vetrata del pozzetto sia aperta. Con semplici manovre si può trasformare il salotto in una grande zona pranzo grazie ad un intelligente tavolo apribile. La vera sorpresa, però, ci arriva dall’alto: il tetto (in carbonio) è apribile elettricamente, in tal modo è possibile pranzare all’aria aperta stando all’interno della barca. Ecco che la privacy di chi è a bordo trova una nuova dimensione: si può pranzare e chiacchierare senza essere in vetrina rispetto a chi sta in banchina. Più a prua c’è la plancia di guida interna. La visibilità in avanti è garantita da un enorme parabrezza, due grandi schermi LCD e una miriade di strumenti ammiccano con le loro lucine: più che a bordo di una barca sembra di stare al comando di un vascello spaziale. La scala interna che porta sottocoperta immette verso un altro salotto, questo totalmente al riparo da sguardi indiscreti. Gli ospiti sono accolti a bordo con tutta la comodità che ci si aspetta da una barca di queste dimensioni. Gli arredi sono improntati all’eleganza sobria: domina il tono chiaro del legno di rovere che contrasta piacevolmente con la tinta più scura tipo wengè del pavimento; i rivestimenti chiari dei divani e dei letti contribuiscono alla sensazione di luminosità interna. Le rifiniture, lo si nota subito, sono di alto livello, sia nei legni sia negli acciai. Sottocoperta la luminosità è ottima, grazie a numerosi oblò a murata. Dev’essere piacevole potersi ritirare qua sotto per vedere il proprio programma preferito mentre magari di sopra c’è una riunione più conviviale. Un comodo divano a C è appoggiato alla murata sinistra con davanti uno schermo Tv. A destra un tavolo crea una zona pranzo per 4/5 persone, un’ottima postazione per consumare la prima colazione: vicino alle cabine (una bella comodità ) e alla cucina. Da qui si accede agli altri ambienti: la cabina Vip e la cucina, mentre verso prua troveremo le cabine doppie per gli ospiti e la grande suite armatoriale. Ragionando sugli usi possibili di questa barca non possiamo non apprezzare come la cabina Vip sia separata dalle altre: la privacy è così garantita. Questa cabina ha il letto matrimoniale disposto per baglio. In bagno c’è un lavabo incassato in un piano di marmo (troppo poco sporgente e per questo non particolarmente comodo, ma ne è già prevista la modifica), water e bidet, e un bel box doccia separato con porta in vetro. Un breve corridoio, su cui si apre anche la cabina dell’hostess dotata di letto a castello e bagno privato (il resto dell’equipaggio è alloggiato a prua con accesso dall’esterno), ci porta verso la cucina. Qui sembra proprio di stare in una casa, sia per abitabilità sia per dotazioni: tutto è funzionante a 220 volt. L’energia è infatti fornita da due gruppi elettrogeni separati, ciascuno da 20 kilowatt, uno per ogni lato dell’imbarcazione. Dalla cucina si accede alla sala macchine, che ricorda molto l’interno della nave spaziale di “2001, Odissea nello Spazioâ€: bianche le pareti, bianchi i due potenti motori MTU, bianchi anche i carter dei generatori. Nel candore di tutto questo fanno capolino strumenti e spie che controllano tutti i macchinari presenti. C’è anche una telecamera girevole per il monitoraggio remoto, molto simile al computer H.A.L. del film di Stanley Kubrick. Verso prua le due cabine doppie sono identiche, e sono dotate di letti gemelli tra cui è posto un comodino e un armadio; ognuna ha accesso al suo bagno privato, con water, bidet e box doccia separato: anche qui lo spazio abbonda. Ancora più avanti si trova la suite dell’armatore che ha il letto sistemato al centro, con la testa verso prua. Il bagno è posto dietro il letto ed ha la particolarità di avere un doppio accesso: da un lato verso il doppio lavabo, dall’altro verso la toilette. Il box doccia è in mezzo a questi due ambienti ed accessibile da entrambi. La sensazione di eleganza e sobrietà è forte, ci muoviamo comodamente e pensiamo a quanto siano importanti spazi così ben concepiti per vivere a lungo a bordo. È tempo di tornare a livello del ponte di coperta. Andiamo sul flying bridge: vi si accede solo per mezzo di una scala interna posta accanto a quella che scende e immette alla zona notte. Non c’è una scala esterna, ed è un vantaggio dal punto di vista della linea della barca: raramente le scale di salita esterne sono belle a vedersi. Il flying bridge è organizzato con un divano a tre posti per la guida e un retrostante prendisole ugualmente da tre posti comodi. La vista sulla barca è notevole e in controllo assoluto, sia verso prua sia verso poppa. La postazione di guida è difesa da un piccolo parabrezza, utilissimo come scopriremo fra poco: è giunto il momento di lasciare la banchina e uscire per la prova in mare. La sconfitta degli scettici Quando siamo arrivati a bordo eravamo scettici sulle prestazioni: “Una barca di queste dimensioni con “soli†1800 HP per motore difficilmente andrà beneâ€, pensavamo tra noi. “E poi con le trasmissioni di quel tipo, le manovre saranno complicateâ€. Togliamo gli ormeggi, con il titolare del cantiere ai comandi; sono a bordo con noi anche due comandanti d’imbarcazioni della stessa taglia ma di altra marca, mandati in avanscoperta dai loro armatori, potenziali acquirenti dell’86’ Flying Sport. La manovra di uscita sembra facilissima e, ancora dentro il porto, ci viene mostrato come la barca ruoti su se stessa, grazie all’elica di prua e a quella di poppa. A un certo punto Carlo Cerri ci guarda ammiccando e poi ruota la barca solo con i motori “Chi l’ha detto che le trasmissioni Arneson non manovrano bene?†dice ridendo. In effetti, stiamo girando con una serie di evoluzioni davvero strette. Anche i due comandanti sono favorevolmente impressionati, si guardano l’un l’altro annuendo. Il “trucco†sembra essere nel trim delle trasmissioni: guai a non usarlo. Utilizzandolo nel modo giusto però si ottengono prestazioni paragonabili alle migliori linee d’asse. Fuori dal porto il mare è quello di caduta e ci sono onda e vento. In pochi secondi la barca va in planata, il rumore che sentiamo sul fly è solo quello del vento. Meno male che c’è il piccolo parabrezza però. Quassù si sente che stiamo filando ad oltre 30 nodi. All’interno si può continuare a chiacchierare tranquillamente: la rumorosità è contenuta e non ci sono vibrazioni. La velocità aumenta, l’assetto è ottimale. Lavorando con il trim la velocità aumenta ancora e in breve ci troviamo a 37/38 nodi. Passiamo sulle onde e non le sentiamo, andiamo allora a cercare la nostra scia per averne di più alte: stavolta le abbiamo sentite di più, ma siamo anche a 39 nodi, e comunque non abbiamo battuto con la carena. In virata la barca non si scompone minimamente e la velocità cala di poco. La velocità aumenta ancora e arriva a 40.2 nodi sul GPS: “Occorre solo «spippolare» un po’ con i trim per ottenere buone performance†dice l’armatore. “In condizioni ottimali potrei arrivare anche a 41/42 nodi, ma il dato interessante è la velocità di crociera che è di 35/36 nodiâ€. Il consumo è di circa 600 litri l’ora a queste velocità . Tenendo presente che se ne hanno 7000 a disposizione, l’autonomia è decisamente buona. Orgogliosamente Cerri ci fa notare come il segreto di queste ottime performance sia nella leggerezza: solo 51 tonnellate, senza però farsi mancare nulla dei comfort di bordo. www.cerricantierinavali.it |
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