Ustica


Sull’isola di Ustica non vi è luogo dove il mare non sia presente. Anzi, paradossalmente, più si sale in cima a Monte Guardia dei Turchi o a Rocca Falconiera, più il mare è vicino, quasi invadente, con i suoi colori e i profumi. Una stradina panoramica porta da Case Vecchie (appena fuori il paese) verso Guardia dei Turchi, attraversando un boschetto; sulla destra si affaccia sulla pianura di Tramontana che termina - secca - sul mare, con un tratto di costa splendida, da Contrada Omo Morto a Passo della Madonna. Costa alta e aspra, battuta dal maestrale, a tratti ingentilita da piccole spiagge, su un’acqua cristallina con tinte dal turchese al blu cobalto. Tutto l’andamento costiero denuncia l’origine vulcanica di Ustica, con una morfologia varia, fatta di alte falesie laviche, grotte e spiagge, perlopiù raggiungibili dal mare. L’Isola, non è altro che la sommità di un alto vulcano marino, che sale dalle profondità del Tirreno meridionale per oltre duemila metri.
Storicamente, il primo insediamento risale al Paleolitico. In seguito - grazie anche alla sua posizione - è stata sempre al centro delle rotte di Greci, Romani, Fenici e Cartaginesi. Sono proprio questi ultimi a dare il nome all’isola: osteodes - dal greco - vuol dire “ossario†e si riferisce agli scheletri di 6.000 soldati cartaginesi, lì deportati e abbandonati. Poi stata ribattezzata dai Romani ustum (bruciato) per via della presenza della nera pietra lavica. Successivamente a un lungo periodo, fatto di saccheggi da parte dei pirati, Ustica è stata colonizzata - per volere di Ferdinando IV di Borbone - da un vasto gruppo formato da Eoliani, Palermitani e Trapanesi, da cui discendono gli attuali abitanti.
Forse è per la distanza che la separa dalla terra ferma e per il tempo di navigazione necessario a raggiungerla, forse per il suo aspetto, ma Ustica sembra più isola e la sua gente più isolana. Gente che, al primo incontro, appare spigolosa e dura, proprio come le caratteristiche morfologiche della sua terra. Dopo qualche giorno, invece, rivela la sua vera identità , sicuramente riservata, ma fatta anche di spirito ospitale e familiarità : dopo un po’ di tempo gli usticesi trattano gli ospiti come se fossero di famiglia, con slanci d’affetto da cui ci si distacca con rammarico al momento della partenza.
La riservatezza di Ustica viene idealmente amplificata dalla presenza di una riserva marina che ne protegge le coste, il mare circostante e i fondali; anzi - per l’esattezza - Ustica è stata la prima riserva marina istituita in Italia, con un decreto ministeriale del novembre 1986. Un esempio su cui si sono basate tutte le riserve italiane nate successivamente e a cui ancor oggi si guarda per lo sviluppo di quelle in fieri. Splendido esempio di rivalutazione di un’area attraverso la sua protezione e il rispetto. Sono trascorsi quasi venticinque anni, nei quali è stato recuperato un patrimonio ittico unico in Mediterraneo; anni nei quali i fondali hanno potuto ricostituirsi e popolarsi meravigliosamente. Acque limpide, coste pulite, fondali ricchi e colorati, hanno dato a Ustica l’appellativo di “paradiso dei subacqueiâ€, richiamando sull’Isola un grande flusso turistico legato all’attività subacquea.
Per chi viene dal mare, l’unico approdo abbastanza protetto è Cala Santa Maria, piccolo porto ai piedi del paese. E’ costituito da un molo di sopraflutto e da una zona banchinata interna nella quale è possibile ormeggiare; bisogna fare attenzione, però, alla profondità del fondo digradante, che sale fino a una spiaggetta - limite interno del bacino portuale - sulla quale i pescatori tirano in secco le loro barche.
Lungo costa si possono trovare molti punti gradevoli dove fermarsi; per esempio, appena usciti dal porto e procedendo a dritta, si susseguono una serie di grotte di sicuro interesse e suggestione (Grotta Azzurra, Grotta della Pastizza, Grotta delle Barche, Grotta Verde, Grotta del Tuono). Proseguendo si arriva a Punta Gavazzi, dove è presente uno dei due fari dell’Isola. Tra Punta Gavazzi e Punta Spalmatore - con la sua grande torre bianca - si apre un’ansa, ben protetta da venti orientali, dove è gradevole fermarsi. Da Punta Spalmatore, proseguendo verso nord, bisogna discostarsi dalla battigia, rimanendo esterni all’area di riserva integrale delimitata dalle boe di colore giallo; Questa zona termina in prossimità di Punta di Megna vicino allo Scoglio del Medico. Poi, facendo prua verso est, si doppia la Punticedda, estremo capo a nord. Subito dopo, i Faraglioni, ritagliati su una costa alta a picco sul mare: poco a nord c’è una bellissima spiaggetta fatta di bianchi ciotoli raggiungibile con il tender della barca. Da lì è già visibile l’altro faro dell’Isola, posto alto sul mare su Punta Falconiera, ultimo promontorio prima di ritrovare il porto. La parete del versante est di Punta Falconiera è molto bella e interessante; una volta ancorata la barca, si rimane per ore a guardare in alto, affascinati dalla frenetica attività dei gabbiani che hanno eletto quel luogo come loro residenza.
Non si può venire a Ustica e non fare almeno un’immersione subacquea, accompagnati e assistiti da uno dei diving center presenti. I punti belli sono tanti e doverne scegliere uno o due non è facile: lo Scoglio del Medico, la Secca Colombara, la Punta dell’Arpa e il Secchitello; oppure il Museo Archeologico subacqueo, itinerario riservato solamente ai sub, con un’immersione tra i reperti archeologici segnalati da cartelli esplicativi e collegati tra loro con sagoline.
Anche a terra Ustica non annoia affatto. Oltre al sentiero di cui si faceva cenno in apertura, un’altra passeggiata da non perdere è quella che sale su Rocca Falconiera, dove si assiste a uno scenario unico, specie al tramonto: sulla sua sommità si possono trovare le testimonianze del primo insediamento, risalente al III secolo a.C.: cisterne per la raccolta dell’acqua piovana intagliate nella roccia, tombe a fossa e perfino resti di mosaici che costituivano la pavimentazione delle abitazioni.
Sempre di origine preistorica è il villaggio presente sulla costa nord, in prossimità dei Faraglioni. E’ opportuno dedicare una visita anche al Museo Archeologico presso Torre Santa Maria - esatta copia della Torre dello Spalmatore - un tempo carcere dell’Isola.
Il paese, accogliente, sorge in una sella naturale tra la Falconiera (m.157 s.l.m.) e la Culunnedda (m.238 s.l.m.). Incuriosiscono quei murales che colorano i vicoli, peculiarità usticese da non sottovalutare: si perpetua da molti anni; da quando pittori - tra cui Guttuso - lasciarono le prime firme sui muri di Ustica dando inizio a quella che nel tempo è diventata una tradizione.
I giorni usticesi sono trascorsi veloci e prendere consapevolezza di questo rivela con quanta intensità sono stati vissuti, riportando alla mente tutte le cose fatte. Davvero tante.
È arrivato il giorno di ripartire e, mollati gli ormeggi della propria barca o della nave traghetto, ci si allontana con l’Isola che diventa sempre più piccola sulla poppa, con la stessa lentezza con cui si ingrandiva all’arrivo. Si portano con sé i profumi della vegetazione e del mare, così come i colori e i sapori straordinari della cucina locale. Tra un pensiero e un altro, di tanto in tanto, voltandosi, la si guarda rimpicciolire, fino a quando sparisce dietro l’orizzonte. Aguzzando la vista, si cerca ancora un po’. Ma, niente, non c’è più. E in quel momento sorge un dubbio: Ustica, così bella; ma esiste davvero? Per saperne di più clicca qui
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