Lampedusa

Nei primi mesi di quest’anno, in anticipo rispetto alla consueta tempistica dell’immigrazione extracomunitaria per le note ragioni, Lampedusa ha iniziato a occupare stabilmente le prime pagine dei giornali, su carta e via etere. Ecco che la maledetta terra di confine tornava a far parlare di sé, suo malgrado, con toni che ne presentavano il solo aspetto catastrofico grazie alla lungimiranza di certo giornalismo che fa del clamore a tutti i costi l’unico scopo professionale e che partorisce sagacemente definizioni come “la collina della vergogna”. Allora, noi di BLU Mag, i primi di aprile, siamo voluti andare a vedere questa collina della vergogna sull’Isola sottomessa alla devastante invasione dei “barbari” nordafricani (per chi non avesse compreso, è espresso ironicamente), se non altro perché si tratta di un’isola, italiana, circondata dal mare e che fa del mare la sua principale fonte di sostentamento; e BLU Mag parla di mare.
Erano i giorni in cui iniziavano a normalizzarsi le cose, in cui, in pratica, si era riusciti ad agire efficacemente oltre le polemiche e le chiacchiere: la collina famosa era perfettamente ordinata, le strade della cittadina linde, le spiagge magnificamente pulite; gli extracomunitari erano assenti, sistemati sulle navi o nei centri di prima accoglienza. Ma, ovviamente, in questa sede non è dell’emergenza immigrazione di cui vogliamo parlare, ma del luogo che abbiamo trovato una volta atterrati all’aeroporto di Lampedusa. Anzi, di quello che più ci è rimasto nella mente e nel cuore partendo dall’aeroporto di Lampedusa. Il sorriso.
Siamo rimasti sull’Isola per oltre una settimana ed è il sorriso ciò che ha rappresentato la costante di tutto il periodo: dalla prima persona conosciuta, venuta in aeroporto a prenderci, all’ultima, in tutti i lampedusani abbiamo notato questa tendenza che scalda il cuore. Sorridono. E non in quel modo ebete o ipocrita di chi pensa di essere più furbo del prossimo, ma in maniera sincera e complice di chi è contento di condividere qualcosa d’importante e desidera trasmettere più possibile l’autentico sentimento nei confronti della propria terra: sanno che Lampedusa è un paradiso e fanno di tutto affinché il “forestiero” lo scopra, lo apprezzi fino in fondo e sappia quanto questo sia vero.
Lampedusa è l’estremo più a sud del continente europeo, terra di confine, il punto di congiunzione tra Europa e Africa. Mente europea e cuore africano, ma con un’anima che non appartiene a nessuno, unica come unico è il profondo senso di isolanità che preserva con cura.
E’ un’isola semplice, brulla, però mai desertica: una costante macchia mediterranea, che nella parte occidentale diventa boscaglia, spezza e colora la tendenza al bianco della sabbia, della pietra e dei muretti a secco.
Il colore dominante è proprio il bianco, purtroppo non delle abitazioni come sarebbe auspicabile ma del resto: l’origine non vulcanica si palesa - oltre che nella struttura morfologica dell’Isola, bassa e allungata - nel colore chiaro dell’alta falesia della costa nord-occidentale, così come nel bianco delle rocce calcaree della rimanente costa tutta intorno.
Costa alta e aspra quella esposta a maestrale, più basse e dolci quelle opposte che guardano a libeccio e a levante: un susseguirsi di profonde insenature con splendide spiagge che si alternano a tratti rocciosi. La sabbia bianca con sfumature rosate e l’acqua di una trasparenza imbarazzante, producono una varietà di tinte incredibili, dal blu cobalto al verde smeraldo, dal turchese al rosa; tinte piene e appaganti, che con rammarico notiamo difficilmente riproducibili fedelmente in fotografia. Cala Guitgia frequentata e mondana, vicina alla maggior parte degli hotel e a due passi dal centro abitato; Cala Croce e Cala Madonna, insenature profonde con spiagge mozzafiato, separate da uno sperone di roccia; la Spiaggia dei Conigli accanto l’omonima isola, zona A (riserva integrale) dell’Area Marina Protetta; e poi, verso levante, Cala Francese, Cala Uccello, Cala Pisana e Cala Creta. Oltre, più a nord, Capo Grecale - altra zona di riserva integrale dell’Area Marina Protetta - è il punto in cui inizia la parte di costa settentrionale a picco sul mare, ricca di grotte sopra e sotto l’acqua, e di scogli staccati dalla parete come la serie di rocce nella zona di Taccio Vecchio o come il faraglione; oppure, come gli scogli Sacramento e Pignalta, quasi a Capo Ponente. Lì, all’ora del tramonto, guardando verso la Tunisia, si apprezza, ben definito, il profilo dell’isolotto di Lampione, circa dieci miglia verso ovest.
Quando soffia forte il maestrale, è bello stare in piedi nei pressi di Punta Cappellone, sulla costa nord, a guardare il mare che - decine di metri più in basso - con forza si infrange sugli scogli, attenti ad ascoltare i suoni e le variazioni che il vento produce risalendo la costa; sopra di noi, sostentati e aiutati dalle forti correnti ascenzionali, centinaia di gabbiani volano trovando nel vento il loro migliore complice di gioco. Mare agitato da questo lato che diventa piatto come un lago dalla parte opposta dell’Isola, sottovento. Le temperature incoraggiano la balneazione a partire da aprile, quando nel resto d’Europa ancora si porta il cappotto. La temperatura dell’acqua è già intorno a 18 gradi, e il sole riscalda bene; sul finire dell’autunno, a novembre, la temperatura dell’acqua è oltre 24 gradi e le giornate sono ancora piacevolmente tiepide. Di fatto, la stagione va ben oltre i classici mesi estivi, e periodi come settembre e ottobre - per esempio - possono riservare il meglio che Lampedusa può offrire.
Poi, in primavera e autunno, per gli amanti del seawatching, è più probabile l’avvistamento di cetacei, comprese le grandi balenottere e interi banchi di tursiopi. Nei mesi più caldi, invece, Lampedusa è eletta dalla tartaruga marina Caretta caretta come luogo dove deporre le uova: la Spiaggia dei Conigli si trasforma così in una grande nursery, sorvegliata dalle associazioni ambientaliste, fino alla schiusa e alla conseguente corsa verso il mare dei neonati. Un miracolo che si ripete ogni anno.
Come è facile comprendere, qui ogni cosa, qualsiasi bellezza, ha come fulcro il mare, una risorsa enorme e senza fine se correttamente utilizzata. Per valorizzare Lampedusa e accrescere la sua popolarità nel mondo, non bisogna inventare niente, nessuna strana impresa. Il tesoro c’è già ed è proprio lì: un mare così bello non è facile da trovare nel resto del Mediterraneo, ricco di tante caratteristiche assolutamente esclusive, sia sopra sia sott’acqua. Scoprirlo è facile. Non si deve far altro che prendere un aereo, massimo un paio di ore di volo e si atterra in un posto incredibile. Per saperne di più clicca qui
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