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Volvo Ocean Race. Giro giro mondo.

Volvo Ocean Race. Giro giro mondo.

Novembre 2011 | Autore: Redazione Blumag
Vela olimpica


La seconda regata velica per importanza dopo l’America’s Cup, il giro del mondo a tappe in equipaggio, è nata – secondo la leggenda – bevendo una birra. Era il 1971, in un fumoso pub di Portsmouth ci sono il Colonnello Bill Whitbread, della famiglia che produce la famosa birra, e l’Ammiraglio Otto Steiner della Royal Naval Sailing Association. Sir Robin Knox-Johnston ha appena stupito tutti con il suo giro del mondo in solitario senza scalo, e due yachtmen - Guy Pearce e Anthony Churchill – hanno coinvolto la federazione britannica sull’idea di un giro per equipaggi completi. Idea, più autorità organizzatrice, più sponsor: quando si parte, si parte. Solo due anni dopo quella birra, nel 1973, prenderà il via la prima storica edizione della Round the World Race. Per la cronaca (ma non solo): 17 barche al via, quattro tappe (Portsmouth-Cape Town-Sydney-Rio de Janeiro e ritorno), vittoria dello Swan 65 di serie Sayula II dell’armatore messicano Ramon Carlin, record sulle 24 ore del Pen Diuck VI di Eric Tabarly (305 miglia), tre velisti scomparsi in mare, al via anche un certo Rodd Ainslie, che quattro anni dopo diventerà papà di un piccolo bebè di nome Ben: il più grande atleta vivente della vela ai giorni nostri…

Una nascita che contiene già tutto: l’avventura, la tecnologia, il coraggio, la scoperta, i limiti da superare, in una parola, l’uomo e il mare. Dal 1973, ogni quattro anni, prima come Whitbread Round The World Race, quindi come Volvo Ocean Race, la grande regata non ha portato intorno al mondo solo i migliori velisti e le barche più veloci, robuste, avanzate. Ha fatto di più: ha accompagnato la crescita dello yachting nel mondo, sfruttando il grande interesse del pubblico e dei media, applicando alle barche di serie le continue novità introdotte da progettisti, cantieri e skipper, e last-but-not-least sviluppando una cultura della vela oceanica anche dal punto di vista dell’organizzazione, della gestione, della sicurezza. Il 29 ottobre 2011 è partita da Alicante (con la prima In Port Race, un’altra novità) l’undicesima edizione del giro del mondo a vela. Che promette di proseguire questa gara incessante, una sorta di confronto tra la navigazione a vela e i tempi che corrono. Questa volta con 9 tappe in tutti i continenti, omaggi alle realtà emergenti del terzo millennio da Abu Dhabi alla Cina al Brasile, barche da 600 miglia in 24 ore, con media-man e telecamere a bordo, che lo spettatore può seguire in ogni momento del giorno e della notte. E nell’era di internet persino una regata “virtuale”, con più di 200mila iscritti, con mouse e click al posto di scotta e timone. Siamo andati a scoprire i segreti della Volvo Ocean Race 2011-2012: team, velisti, novità, percorso, previsioni.

Alicante e la Spagna sono una delle novità della VOR: dopo la coppa America a Valencia, il paese è stato sempre più visto come un eldorado della grande vela. Offre investimenti, infrastrutture, entusiasmo e funzionalità. Ad Alicante la Volvo ha costruito il suo palazzo con gli uffici, il villaggio regata, e ha ospitato la Legend Regatta (una bella idea che ha rimesso insieme molti gloriosi scafi delle passate edizioni del Giro), la prima In Port Race, e lo start della prima tappa verso Cape Town.

Ci sono solo 6 barche al via. Knut Frostad, l’ex velista oceanico norvegese oggi manager della regata, ammette che si aspettava almeno un paio di team in più, ma non fa drammi, visti i tempi. Sarà comunque una VOR importante. Dal punto di vista della vela italiana, si sa, un altro Giro senza tricolore. Peccato, perché chi c’è contribuisce a far grande l’evento: ci sono gli americani e i cinesi, le due superpotenze a confronto anche in Coppa America. Ci sono gli spagnoli, paese che ospita il quartiere generale della regata e anche il maggior tasso di crescita di interesse per la vela oceanica al mondo. Ci sono i francesi con il più vincente dei loro infiniti navigatori d’altomare. Ci sono i neozelandesi che non mancano mai. E c’è l’esordio di un emirato. Guardiamo dentro casa di ogni team, in ordine di iscrizione. Per saperne di più abbonati a Blumag!

 

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