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L'Altomare aperto

L'Altomare aperto

Agosto 2011 | Autore: Redazione Blumag
Regate

Una volta le regate “lunghe” facevano parte integrante del programma dei campionati d’altura. Quale che fosse la classe, il tipo di campionato, la dimensione delle imbarcazioni, la “lunga” non mancava. Spesso anzi questa prova contava di più ai fini della classifica, con un coefficiente più alto delle normali prove tra le boe. Fino al caso limite dell’Admiral’s Cup, dove la “lunga” si chianava (e si chiama ancora) Fastnet Race, e con le sue 605 miglia era decisiva per la vittoria del trofeo a squadre. Poi gli armatori e i velisti hanno cominciato a storcere il naso, a sbuffare ogni volta che arrivava il giorno della lunga, si lamentava che questa regata che coinvolgeva almeno un giorno e una notte, groppi o bonacce, fosse troppo spesso un terno al lotto ai fini dei risultati sportivi. Team agguerriti e assai capaci nelle regate di bastone o triangolo, finivano spesso battuti da un outsider che trovava vento favorevole sotto la costa di qualche isola. I mugugni sono diventati sempre più forti, fino a chiedere ufficialmente agli organizzatori di togliere le lunghe dal programma. E per una legge di mercato, prima o dopo tutti si sono adeguati. Così il panorama delle regate cosiddette d’altura a un tratto è stato costellato solo di regate brevi tra le boe vicino al porto. Praticamente come le derive. L’unico “Altomare” conosciuto era quello che gli yacht dovevano percorrere nei trasferimenti, il più delle volte delegati a marinai o shore-team…

C’erano sempre le grandi classiche, è vero. Il ricordato Fastnet, la mitica Sydney-Hobart, in Meditteraneo la Middle Sea Race e la Giraglia. “Grand Large” di blasone e tradizione, che ha mantenuto e aggiornato i propri adepti, anche grazie ad appropriate azioni di marketing favorite da sponsor lungimiranti. Ma pur sempre un mondo lontano, per pochi.


La rinascita

Durante il periodo di decadenza delle “lunghe”, c’è stato chi ha introdotto la novità delle regate in doppio. Impossibilitati (pare) a svolgere regate in solitario sui mari italiani, gli organizzatori della 500 x 2 in Adriatico, e a seguire della Roma x 2 in Tirreno e poi altri, hanno toccato corde nuove anche in velisti non regatanti e risvegliato la voglia di mari dagli orizzonti liberi, in equipaggio ridotto. Quello che spesso si ritrova anche nelle classiche crociere con moglie e marito. Ed è accaduto che il successo di queste nuove lunghe ha rimesso in moto l’onda. Se da una parte la vela d’altura “Grand Prix” tra le boe, due o anche tre brevi regate al giorno, barche senza interni (veri), campioni prezzolati a bordo e notte in hotel, ha continuato a crescere, ritagliandosi una fetta di mercato, dall’altra il fenomeno della voglia di navigare e regatare per l’alto mare aperto, ha finalmente fatto boom.


2011 boom

Alla 151 Miglia, una regata neonata (ha solo due anni) sono costretti a superare il numero chiuso, gli iscritti superano quota ottanta. Valli a biasimare: tutti a divertirsi da matti tra Livorno e Punta Ala, girando tra le isole dell’arcipelago toscano. La Rolex Giraglia è un’arzilla vecchietta che al posto degli acciacchi dell’età fa i record: oltre duecento barche al via e concorrenti talmente invasati da incorrere in qualche esagerazione, come il furto di massa delle sdraio-cult della serata sul forte della Citadelle a St.Tropez... Alla 500 x 2 Thienot Cup in Adriatico stessa musica, e stesse bollicine, vista l’entusiasmo anche qui per i frizzanti eventi sociali garantiti da uno sponsor champagne, con gli organizzatori che hanno raddoppiato l’offerta da qualche anno inserendo in calendario anche la 200 x 2. Quanto alla Roma x 2 e x Tutti, l’intuizione di qualche anno fa di alcuni velisti-dirigenti, si rivela più forte della crisi: il bacino d’utenza di Riva di Traiano, che pesca sulla città di Roma, resiste e si consolida. Rispetto ai successi degli albori, alla Transtirrenica manca qualche nome prestigioso, i Soldini, i Malingri, le Autissier, i Misto e così via, che una volta non mancavano mai. Ma è solo questione di tempo e di organizzazione: la voglia di andare a girare Lipari e risalire, non è certo sopita.


Palermo-Montecarlo: vela e glamour

Altro fenomeno da studiare è la Palermo-Montecarlo. Nata da un gemellaggio tra il capoluogo siciliano e la capitale del Principato, questa cavalcata di 500 miglia zigzagando il maestrale e con l’opzione Bocche di Bonifacio (tagliare dentro o no?) ha intrigato da subito barche e uomini avvezzi a girovagare il Mediterraneo. La sua rotta è di quelle che un intenditore non può perdersi. Si parte dalle assolate spiagge di Mondello (dove l’organizzazione del Circolo della Vela Sicilia fa sentire tutti a casa), e si sale tra scenari indimenticabili costeggiando Sardegna e Corsica, fino ad atterrare sullo sfondo della skyline di Montecarlo e immergersi nelle sue atmosfere, dopo le notti e le albe a cercare il vento giusto nel santuario dei cetacei. Come stupirsi dei numeri sempre in crescita?


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