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Vincenzo Onorato

Vincenzo Onorato

Maggio 2009 | Autore: Redazione Blumag
Interviste


Vincenzo Onorato

di Giuseppe Mancini

Incontrando Vincenzo Onorato è inevitabile trovarsi a parlare di mare. Mare a tutto tondo: da quello suo, di Napoli, intimo, dove è cresciuto e ha imparato a navigare grazie alla passione e all’esperienza del padre; a quello agitato, palcoscenico delle tante regate a cui prende parte. Comunque, traspare dai suoi occhi il grande amore per l’elemento che, in un modo o nell’altro, lo porta lontano, e non solo dagli impegni dettati dal dirigere una grande compagnia navale, correndo con lo sguardo e i pensieri fino all’orizzonte.

Vincenzo Onorato quanta napoletanità si è portato a Milano;

quella buona, quella dei ricordi, quella delle radici che sono e restano napoletane;

e nel lavoro?

nel lavoro conserviamo la fantasia e la creatività napoletana, ma applichiamo la sistematicità e il metodo milanese. E’ un buon mixer;

ma i tuoi “posti” rimangono quelli di Napoli e li porti sempre con te?

certamente. Per sempre. Sai, con Napoli c’è un legame radicale;

e appena puoi, tu torni lì;

torno a Napoli prevalentemente per la scuola di Vela Mascalzone Latino. Devo dire, con sofferenza: ogni volta che vado a Napoli ne percepisco sempre più il degrado. Non vivendoci, quindi perdendo la quotidianità e l’abitudine a determinate cose, si acquisisce senso critico e si ha una maggiore e più chiara percezione della situazione: quando torno, a distanza di quattro o cinque mesi, vedo una città andare sempre peggio. E’ molto brutto;

tra le città sul mare, Napoli è certamente una delle più belle al mondo. Per fermare questo degrado e invertire la tendenza, cosa e chi può fare qualcosa? Ma, soprattutto, ognuno nel suo piccolo e secondo le proprie possibilità può contribuire?

Il dolore nasce proprio da questo: io penso che sia la città sul mare più bella del mondo e proprio per ciò non trovo concepibile che abbia questo degrado e che continui a essere violentata. Sicuramente i cittadini possono fare tanto, possono se vogliono cambiare la città; la prima cosa da fare, però, è cambiare gli amministratori;

secondo te, dare la responsabilità a poche persone non è sminuire un problema di più largo respiro: in fondo, chi ci amministra è la proiezione di quello che noi siamo;

assolutamente si, non vi è dubbio che il problema è culturale. E’ anche vero che Napoli ha toccato livelli di degrado drammatici mai visti prima e i principali responsabili sono gli attuali amministratori locali che, allo stato dei fatti, hanno fallito. Devono dimettersi, non possono più chiedere proroghe o fiducia;

ma, a mandarli via devono essere proprio i napoletani, stufi di una tendenza negativa ormai incancrenita da anni. E’ l’indifferenza della gente che dà coraggio agli amministratori a continuare ad agire in modo insensato;

guarda, ribadisco che, siccome c’è una situazione - come dici tu “una cancrena” - difficile da modificare, la prima cosa da fare è sostituire gli amministratori; in secondo luogo, ci vuole un progetto.Questo progetto, per Napoli, non c'è. Per esempio Milano ha l’Expo, Napoli non ha niente. E il progetto deve venire dal mare: credo che sia l’unica possibilità di riscatto per la città;

per esempio?

per esempio una grande manifestazione, come può essere la Coppa America. Ricordati cosa è successo a Trapani nel 2005: con un semplice Atto di avvicinamento alla 32a America’s Cup, la città siciliana ha avuto una tale spinta e una visibilità a livello mondiale, altrimenti difficilissime da ottenere;

certo. Ma io ricordo che quando, nel 2003, Alinghi scelse la sede per la Coppa e Napoli perse il ballottaggio a favore di Valencia, gli amministratori di allora - che sono ancora gli attuali - dichiararono ai quattro venti di non aver bisogno della America’s Cup per portare avanti i progetti legati al mare e che avrebbero comunque attuato quel grande piano di ristrutturazione previsto per l’area di Bagnoli, dove, appunto, sarebbe dovuta nascere una grandissima area dedicata alla nautica e al mare. Oggi Bagnoli continua a essere uno dei simboli del degrado napoletano;

infatti, questi signori non hanno fatto completamente niente di quello che avevano detto. Sulla inadeguatezza e inettitudine del sindaco di Napoli e del governatore della regione Campania, sto continuando a dire da diverso tempo; ho anche scritto un articolo pubblicato in prima pagina sul Mattino di Napoli poco tempo fa, invitandoli esplicitamente a lasciare i loro posti. Certo, questo non sarebbe la soluzione a tutti i mali, ma il primo importante passo: ripeto, loro hanno fallito e se ne devono andare. Poi, deve subentrare un politico in grado di proporre, perseguire e realizzare un progetto concreto per Napoli;

in concreto, che possibilità reali esistono di portare a Napoli un evento di America’s Cup?

con questi amministratori, nessune!

mentre in concreto, per la tua città, tu hai pensato e realizzato una scuola di vela per i ragazzi meno fortunati. Come ti è venuta l’idea?

non riuscivo a spiegarmi come mai Trieste continuava a essere una fucina di campioni di vela, mentre Napoli, in questo senso grande in passato, già da tempo non lo era più. La spiegazione è semplice: la vela a Napoli è esclusivamente legata ai circoli, dove vanno i figli di famiglie benestanti, ragazzi che non conoscono la sofferenza e che, perciò, difficilmente trovano le motivazioni per impegnarsi e vincere.

Da questo, ho pensato di realizzare una scuola di vela aperta soprattutto ai ragazzi dei quartieri disagiati. L’idea originale era quella di trovare e formare giovani regatanti, potenziali campioni; poi, la cosa si è evoluta e, pian piano, abbiamo capito l’importanza di non dare solo spazio ai futuri regatanti, ma di creare delle figure professionali che potessero trovare i loro spazi lavorativi in settori strettamente connessi al mare e alla nautica: considera che, oggi, trovare uno skipper per la propria imbarcazione o uno specialista in lavori in barca è sempre più difficile e, al momento, in Italia non esiste una scuola di formazione di queste professionalità;

la Scuola Mascalzone Latino è nata grazie anche all’appoggio e alla collaborazione della Marina Militare?

si, la Marina Militare ha accolto con entusiasmo la mia idea e ha voluto aiutarci concretamente, accogliendoci nella sua base del Molosiglio di Napoli - praticamente, in centro città - e offrendo locali e spazi dove svolgere le attività. Inoltre, poter stare a stretto contatto con loro offre una grande possibilità di interscambio culturale che va ad accrescere a 360° la visione del mare nei nostri ragazzi. C’è anche da dire che proprio lì esiste il centro di formazione delle classi olimpiche dove gli atleti della Marina Militare convergono da tutta Italia per allenarsi: dare la possibilità ai giovani della nostra scuola di stare a stretto contatto con velisti già molto forti può essere uno stimolo in più per loro;

i locali della scuola sono strutturati e progettati per accogliere molti ragazzi contemporaneamente?

esatto; abbiamo voluto dimensionare gli spazi per dare la possibilitĂ  anche a 100 giovani di stare da noi, da quando escono da scuola a quando tornano a casa la sera: saranno proprio i nostri pullman a passarli a prendere dalle loro scuole, portarli alla base e poi riaccompagnarli a casa in chiusura di giornata. Naturalmente, nel periodo di chiusura delle scuole per le vacanze estive la nostra scuola viaggerĂ  a pieno regime, dalla mattina alla sera;

la giornata tipo come si svolge?

dopo essere usciti dalle loro scuole, arrivano alla base, pranzano; poi, seguiti dall’istruttore, armano le barche ed escono in mare; quando rientrano, sempre seguiti e assistiti, svolgono gli studi e i compiti assegnati a scuola e, se terminano presto, possono condividere dei momenti conviviali e di gioco. Alla fine, come ho detto, vengono riaccompagnati a casa;

e, tutto questo gratuitamente?

tutto alla Scuola Mascalzone Latino è assolutamente gratuito;

per quanto riguarda le attrezzature necessarie, sia a mare sia a terra, come le barche a vela, i gommoni appoggio, o il necessario ad arredare e rendere perfettamente funzionanti i locali, avete avuto il supporto da qualche azienda o dalle istituzioni?

no, nessun appoggio: le barche della scuola - dodici Optimist per i bambini, due Blu Sail e le barche classe FIV555 prodotte dalla Federazione Italiana Vela, adatte ai più grandi - le ho acquistate io. Molte dotazioni li possedevamo già e poi, lo scorso anno, un piccolo ma significativo sostegno ci è giunto dalla Ferrero;

a oggi, come è stata la risposta da parte dei ragazzi: che richiesta avete e come fate la cernita?

i ragazzi prevalentemente vengono proposti a noi dalle onlus e dai centri sociali che, naturalmente, conoscono a fondo le realtà delle loro zone. Una prima selezione viene fatta da loro e, successivamente, se il numero è talmente elevato da non poter soddisfare tutti, Davide Tizzano che è il responsabile della scuola, apporterà un ulteriore selezione; in realtà, il contatto tra Davide e gli assistenti sociali è continuo;

e, magari, tra questi giovani verrà fuori il campione che tu porterai su Mascalzone Latino in America’s Cup?

perché no, anzi me lo auguro proprio! Intanto, concretamente, abbiamo portato tutti a Capri in occasione dell’ultimo appuntamento internazionale, dandogli la possibilità di seguire le regate e iniziare a respirare l’aria di quell’ambiente;

e sul fronte regate?

sai che il mio grande amore è la classe Farr40, per cui continuo a regatare lì, anche perché insieme ai fantastici ragazzi del mio equipaggio negli ultimi anni abbiamo avuto tante soddisfazioni;

tra l’altro, il Campionato mondiale quest’anno si disputerà a Porto Cervo, acque che conosci molto bene... diciamo che corri in casa;

si, ma non si può vincere sempre! Sarà molto difficile portare a casa il quarto titolo mondiale consecutivo. ciò non toglie che ci stiamo preparando minuziosamente e che ci impegneremo a fondo per riuscirci. Comunque, l’importante per noi è divertirsi.... poi, vedremo che succederà;

a proposito di America’s Cup che cosa dici?

intanto siamo costretti ad aspettare la sfida a due tra Oracle e Alinghi e, successivamente, valuteremo il da farsi;

comunque, rimane sempre una delle voci nella tua agenda;

certamente! Vedremo, però, il come, il dove e il quando: oggi, alla luce della crisi economica in atto, parlare di Coppa America e degli investimenti necessari, è quasi anacronistico per i potenziali sponsor;

tornando alla tua attivitĂ  di armatore della Moby Line, quanto navighi sulle tue navi?

sempre troppo poco: mi piacerebbe farlo per piĂą tempo, ma gli impegni in sede mi costringono a stare a Milano;

a proposito della navigazione civile e commerciale, in Italia - nazione con oltre 7.000 chilometri di coste - ci ostiniamo a trasportare le merci su gomma quando, facendolo via mare si otterrebbe una riduzione del costo dei prodotti al dettaglio mediamente del 30%. Non ti sembra strano?

a questo proposito, noi avevamo presentato al passato governo un progetto per trasformare una buona parte del trasporto di merci da stradale a navale, togliendo di fatto dalle strade, ogni giorno, un numero di TIR così elevato che, messi uno dopo l’altro, avrebbero fatto una fila lunga otto chilometri; oltre ai benefici immediati sul traffico, sulla sicurezza stradale, sull’inquinamento e sull’economia, la validità del progetto era rappresentata dalla tempistica: per realizzare ulteriori ampliamenti delle carreggiate stradali sufficienti ad accogliere l’aumento del traffico sono necessari diversi decenni; invece, per costruire e mettere in linea una nave bastano due anni e costi decisamente più bassi, anche perché una buona parte delle infrastrutture necessarie esistono già. Per rispondere alla tua domanda, certo che mi sembra strano: mancano sensibilità e cultura, ma speriamo che il nostro paese comprenda realmente cosa conviene al bene comune;

Vincenzo, quale è il momento più felice di una tua giornata?

quando sono a mare, in barca, magari a pescare con mia figlia. 

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