blumag
Rossana Maiorca

Rossana Maiorca

Gennaio 2009 | Autore: Redazione Blumag
Interviste



Una sirena in bronzo, simbolo dell’unione tra uomo e mare, per ricordare una regina degli abissi. è così che il giovane scultore siracusano Pietro Marchese ha reso omaggio all’indimenticata campionessa di apnea Rossana Maiorca, scomparsa prematuramente tre anni fa. La “Sirena di Siciliaâ€, voluta dall’associazione Delphinus, è stata posta con l’aiuto della Marina Militare sul fondale dell’Area marina protetta del Plemmirio, a Siracusa, a 20 metri di profondità, lì dove Rossana aveva imparato ad amare il mare seguendo le orme del padre, Enzo.
Alla cerimonia, che si è svolta il 14 settembre con un corteo di imbarcazioni partito dalla Capitaneria di Porto di Siracusa, ha partecipato anche il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. La statua è stata deposta tra Capo Meli e Capo Murro di Porco, in corrispondenza della boa “degli Archiâ€. Ed è proprio tra i fondali marini che potrà essere visitata dai subacquei.
Ma la “Sirena di Sicilia†non è l’unico omaggio che la sua terra ha voluto rendere a Rossana Maiorca: dal 2009 nascerà un premio a lei intitolato che ogni anno verrà assegnato a personaggi o enti che si siano distinti nella difesa dell’ambiente e nell’ambito culturale e sportivo. In questo modo, si è voluto ricordare l’impegno di Rossana per la salvaguardia di quel mare che ha rappresentato una delle sue più grandi passioni.

di Enzo Maiorca

Rossana è arrivata a noi il 23 febbraio del 1960; fu subito Rossana, per scelta di Maria. La mamma però, dovette rassegnarsi, perché Patrizia, la sorellina maggiore di due anni attraverso un vezzeggiativo mal pronunziato Rossanella, ne trasformò il nome in Shanella. E fu Shanella fino alla morte, avvenuta alle ore 11:40 del sei gennaio 2005, data in cui la natura ha perfezionato il suo misfatto. Quale il delitto? Ha ucciso Rossana, l’intelligente, la gentile, la colta, la bella. “Nomen omenâ€, dicevano i latini: Rossana, in persiano “la splendenteâ€, possedeva il “presagio†di ciò che sarebbe divenuta; in più, d’animo forte. Offesa nel corpo, mai umiliata, attraverso gli stadi della malattia ingravescente, rintuzzando colpo a colpo le sofferenze causate dai farmaci e non. Agguantò al vento, per vivere, per se stessa e per noi. Riconobbe la paura, Rossana, che già aveva incontrato: dal Mare aveva anche imparato che paura e coraggio sono stati d’animo presenti nel bagaglio dell’uomo; però un essere senza paura è un folle, un essere senza coraggio è un codardo. Quindi Rossana ancora una volta andò alla ricerca della giusta dose di coraggio. Mai in ginocchio, sempre in piedi, con il capo eretto per essere più vicina all’artefice del tutto, di cui fu curiosissima ricercatrice culturale. Amava lo studio, fervore mentale e spirituale. Amava l’attività fisica, “askesisâ€, impegno morale che la spingeva al confronto con se stessa. Interventi chirurgici? Chemioterapia? Radioterapia? Sopra il letto del patimento, libri; sotto il letto, scarpette da ginnastica: avvolta in una tenda di speranza, da cui non veniva fuori mai. Stava alla cappa, nelle fasi di acuzie, in compagnia dei testi.

Al primo indizio, foriero di sereno, era pronta a mollare l’ormeggio e, scarpette ai piedi, indossando orgogliosa la tuta, alla via così, verso orizzonti che lei sola intuiva, a battersi con la forza dello spirito e della mente; e a vincere! Amava il Mare, Rossana, e ne era corrisposta: mai si sottrasse, neanche nei periodi più duri, al suo abbraccio. Se il Mare “l’avesse chiamataâ€, durante la sua vita “in turchinoâ€, le avrebbe di certo risparmiato quelle sofferenze di cui la terra fu prodiga. Dopo il matrimonio con Tommaso Nobili, abitava a Martellago (VE), centro prossimo alla mefitica Marghera, il cui cielo è divorato dai draghi dell’era moderna, le ciminiere, che con le lingue di fuoco lo riducono in cenere. Le deficienze ambientali erano compensate dalle affettuose premure che i concittadini le elargivano. Ancora, a tre anni e mezzo dalla morte, è ricordata viva, sorridente, alacre, generosa in parole ed opere. Il quadro verbale ha una cornice luttuosa: termina infatti con “la povera signora!â€.

Negli ultimi giorni trascorsi in ospedale ricordava il tempo nel quale la nostra famiglia era la famiglia della bellezza e della felicità. I medici, stupiti, ipotizzavano che l’allenamento all’apnea l’aiutasse a tollerare tassi di anidride carbonica insopportabili per gli altri. Rossana, per l’attività subacquea, aveva fatto tanto. Al tempo in cui i primati avevano valenza e riscontro mediatico, perché eseguiti “in chiaroâ€, secondo leggi federali e alla presenza di giudici federali, stabilì record in assetto costante e in assetto variabile. Gli ultimi? Meno cinquantotto metri e meno ottanta metri. Girò in lungo e in largo per l’Italia, a indicare agli amanti del Mare verticale il modo giusto d’incontrarlo, non aggredendolo! La messe di premi di cui fu insignita, fu cospicua, lei però sentì sempre la mancanza del “Tridente d’oro†di Ustica; ritenendola degna di esso, senza dirle niente, ne sottoposi invano, alla commissione, il nominativo. II “Tridente d’oro†le arrivò sul letto di morte: con l’autorità scaturente da una vita trascorsa in mare, mare orizzontale e verticale, le assegnai il mio. È con lei, nella bara, sottoterra. Se alle undici e quaranta del sei gennaio del duemilacinque la natura ha portato a compimento il suo delitto, alla stessa ora, dello stesso giorno, io sono andato contro natura. Ho abbassato a Rossana le palpebre sulla vita, io, padre, a Rossana, figlia; io settantaquattrenne, a Rossana, più giovane di me di trent’anni. Scrutandola in volto, ne seguivo l’incarnato diventare cereo, sempre più cereo, ne sentivo al polso i battiti del cuore, fievoli, sempre più fievoli, lenti, sempre più lenti, radi, sempre più radi. Finché quell’espirazione ne sottolineò la morte. Pur mancandoci la sua fisicità, Rossana è sempre presente tra noi.

Questo è il motivo per il quale, per anni, ho avversato il progetto d’una statua che ne rammentasse il lieve e fuggevole passaggio sulla terra, una statua da collocarsi in fondo al Mare. “Che bisogno c’è di una statua!â€. Ai proponenti dicevo che le statue si scolpiscono per “mantenere†la memoria dei morti: “Rossana non è morta!â€. Raccontavo loro che, correndo tutti i pomeriggi lungo il sentiero in cui ci allenavamo, un sentiero tra macchie di mirto, di ginepro, di ginestre, di origano, tra rocce seleniche e muretti a secco, con la vista e il profumo del mare che ci colmava narici ed occhi, ero spesso seguito da un macaone, quella farfalla dalle ali gialle punteggiate di nero; talvolta mi precedeva, salvo poi a tornare... così come Rossana, allorché io non ero in condizione di reggere il ritmo. “Grazie, siete molto gentili, ma Rossana è viva, perché volete farla morire?â€. Non mi curavo della loro espressione stupita: “Non comprendono ciò che tento di fargli capire!â€. Difficile accettare il concetto che Rossana, sotto le spoglie alate d’una bellissima farfalla, da spazi ignoti, veniva talvolta a raggiungermi: idea accettabile, del resto, solo da chi è coinvolto in dati eventi, per sopravvivere. Finché mi sparigliò le carte un verso che desunsi dalle pagine d’un libro del liceo, risalente al tempo dei miei studi classici: “semper ero, si semper meminisse voleasâ€: il ricordo subordinato alla volontà; Maria ed io, Patrizia, l’intera famiglia l’avrebbe sempre voluta ricordare… e ... gli altri?

Non so, per di più, da quali meandri mnemonici, forse pensando alla carità che il Mare riesce ad insegnare agli uomini del Mare, mi affiorò alla coscienza un episodio omerico: i Feaci, caritatevoli marinai, dopo aver lasciato sulle spiagge d’Itaca Odisseo, pellegrino da dieci anni, reo d’avere reso cieco il ciclope Polifemo, figlio di Poseidone, furono dallo stesso trasformati in pietra, in un golfo di Kerkira. L’avevo visto quello scoglio, a Pontekonissi, raffigurante i Feaci e la loro barca, quel drammatico scoglio a ricordo d’una sentenza eseguita dal Dio del Mare, a monito futuro. Il guizzare del fulmine e il rimbombare del tuono: “se Poseidone ebbe il potere di ridurre in roccia barca ed uomini, trasformando legno e carne in durezza di pietra, come escludere che potrebbe inrosare di sangue ed ammorbidire in carne le fattezze del bronzo?â€.

Questa la folle idea che mi ha fatto dare l’assenso alla realizzazione della statua: al suo posizionamento in Mare, su un fondale di ventidue metri. Siamo gratissimi al sindaco di Siracusa e alla cittadinanza, sempre vicini a noi nelle ore della gloria e del dolore; alla Guardia costiera per i sostegni fornitici: la statua ha avuto ospitalità, per due mesi, all’ingresso della Capitaneria di porto di Siracusa, perché la cittadinanza potesse visitarla; alla Marina militare, che sempre ci ha prodigato competenza, signorilità e disponibilità non disgiunta da fermezza, degno di nota il fatto che la Marina sia stata presente all’immersione con nave “Lipariâ€: quindici anni prima aveva fatto da nave appoggio all’ultimo record di Rossana; a Kari Galeano, alla cui pervicacia si deve la trasformazione, in pratica, di quell’idea da me follemente osteggiata; a Pietro Marchese che ha forgiato il bronzo modellandolo nelle fattezze di sirena. Sirena? Sì, in fanciulla dal dolce canto e dalla irresistibile attrazione, simbolo della donna che ammalia e che seduce. Sirena? Sì, dal greco “seiriosâ€, che brilla. Sulla base Maria ha gradito che si scrivesse un verso d’una poesia di D'Annunzio sulla quale diverse volte avevano dissertato: “Le sirene del Mare la vollero per sorellaâ€. Un grazie alla riserva naturale orientata del Plemmirio, il cui Mare è tornato ad essere pieno di vita; grazie al mio amico marinaio Pippo Amico, detto “Ventidue†il quale, con la sua barca, mi ha portato ad assistere alla posa in Mare della Sirena, come ai tempi dei record, rifiutando alcun compenso.






Due fasi di un’immersione di Rossana Maiorca





Rossana Maiorca dopo aver raggiunto il record di 56 metri in assetto costante




Tre immagini dell'imbrago e dell’immersione della statua commemorativa di Rossana Maiorca da parte dell’equipaggio di nave Lipari







La famiglia dei record

Nata a Siracusa nel 1960, Rossana si era avvicinata al mare per vivere in prima persona le esperienze raccontate dal padre. A soli 19 anni conquista il primato mondiale d’immersione in assetto costante (si scende con le pinne, senza zavorra, e si risale senza alcun ausilio), raggiungendo la profondità di 40 metri. Un anno prima, la sorella Patrizia aveva raggiunto quota 35; la stessa Patrizia raggiungerà i 40 metri e poi i 70 metri in assetto variabile. Rossana stabilisce i suoi successivi record: 80 metri nel 1988 in assetto variabile (si scende usando una slitta zavorrata e si risale aiutandosi con il cavo di supporto); 58 metri in assetto costante nel 1992. Una passione, quella per l’apnea, trasmessa dal padre Enzo, che iniziò l’attività agonistica nel 1956 dopo aver appreso che era stato raggiunto un nuovo primato di 41 metri. Da allora, la vita di Enzo Maiorca sarà costellata di record: nel 1960 scende a 45 metri; l’anno successivo a 50 metri; nel ‘62 a 51 metri; nel ‘64 stabilisce due record, 53 e 54 metri, tutti in assetto costante; l’ultimo primato lo ha realizzato nel 1988, scendendo fino 101 metri in assetto variabile.


Articoli correlati
    //Non ci sono articoli correlati.
Commenti
Giuseppe

Il tuo volto il tuo sorriso è sulle onde del grande Mare che ti ha sempre accolta con amore .......
se mi è concesso.. ti voglio bene Rossana.... caro dolce delfino.....

carmelo bianchini

sono un volontario di protezione civile da 17 anni; ho creato un reparto sommozzatori della ross e ogni volta che i miei istruttori finiscono un corso prima di consegnare il brevetto gli allievi devono scendere laggiù a visitare la statua di sua figlia Rossana Maiorca. Caro sig. maiorca quella statua per me è molto importante perchè da forza ai giovani sommozzatori.
Lei e' con noi, grazie per esserci con affetto il presidente della protezione civile ross di Siracusa.

Inserisci il tuo commento Compila il form sottostante - Tutti i campi sono obbligatori
Inserisci qui il testo che vedi sotto:
in caricamento
Nome
Email