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Marcello Lippi

Marcello Lippi

Dicembre 2008 | Autore: Redazione Blumag
Interviste





Marcello Lippi fotografato a bordo di Mascalzone Latino impegnato a Valencia nella Louis Vuitton Cup




Marcello Lippi in compagnia dell’equipaggio di Luna Rossa, sfidante nell’America’s Cup: Daniele Bresciano, Claudio Novi, Torben Grael e Francesco de Angelis



Il capitano della Nazionale alza la Coppa del Mondo vinta nel 2006 a Berlino contro la Francia



In barca, al largo dell’isola d’Elba, Marcello Lippi al telefono: per non essere disturbato in vacanza, risponde spesso di non poter parlare perchè impegnato nella pesca

QUEL CIELO AZZURRO SOPRA BERLINO


Berlino, 9 Luglio 2006. Ventitré giocatori si corrono incontro con le lacrime agli occhi. L’Italia è Campione del Mondo e i primi a festeggiare sono proprio i “Ragazzi di Lippiâ€. Il Mister rimane immobile per un secondo; negli occhi la gioia e la consapevolezza di aver raggiunto un traguardo storico. Felicità pura. La bocca però continua a masticare nervosamente una gomma, surrogato di quei sigari divenuti uno dei segni distintivi di Lippi ma che in campo non si possono più fumare. Lo avevamo lasciato lì, il “Marcello nazionaleâ€, confuso e felice per la vittoria ottenuta e per la decisione, già maturata, di abbandonare quella squadra che tante emozioni gli aveva saputo regalare.
Ma ai grandi amori si concede sempre una seconda opportunità. E così eccolo, due anni (e un brutto Campionato europeo) dopo, nuovamente seduto sulla panchina della Nazionale… la sua panchina. Lippi aveva deciso di lasciare, ferito dalle critiche e dalle polemiche piovutegli addosso in seguito allo scandalo di “Calciopoliâ€, e lo aveva fatto a modo suo: vincendo. Basterebbe questo per dare idea dello spessore del tecnico della Nazionale italiana di calcio: soltanto altri due prima di lui, Vittorio Pozzo (1934 e 1938) ed Enzo Bearzot (1982), erano riusciti in questa impresa nella quale avevano fallito i più grandi allenatori del nostro Paese. Ma Lippi non è solo questo. Il tecnico viareggino incarna tutte le doti dell’allenatore moderno: un manager abile a districarsi tanto in panchina quanto davanti ai microfoni e soprattutto abilissimo nell’instaurare un rapporto forte con i giocatori e a gestire le difficili dinamiche di spogliatoio. A testimoniare quest’ultima qualità è proprio il successo al Mondiale tedesco, arrivata mentre sul calcio italiano si abbatteva la più grande bufera dopo quella del calcio scommesse dei primi Anni ‘80. Lippi, nonostante le critiche, era riuscito a creare un gruppo solido e a instaurare dei sinceri e duraturi rapporti umani.
La storia di Lippi non è però soltanto quella legata alla Nazionale: ci sono molti altri successi, grandi amori (calcistici), dolorosi addii e, come detto, clamorosi ritorni. Dopo una carriera da calciatore senza grandi successi, nelle fila di Savona, Sampdoria e Pistoiese, approda alla sua prima panchina da professionista nel 1982 con il Pontedera (serie C2). Seguono Siena, Cesena, Lucchese, Atlanta e Napoli. Il grande salto arriva nel 1994 quando viene chiamato ad allenare la Juventus. A Torino, tra il ‘94 e il ‘99, Lippi vince 3 scudetti, 1 Coppa Italia, 4 Supercoppe nazionali, 1 Champion's League, 1 Supercoppa europea, 1 Coppa Intercontinentale (campionato del mondo per club) e il titolo di miglior allenatore italiano 1997 e 1998. Dopo un ciclo così vincente decide di intraprendere una nuova sfida per andare ad allenare l'Inter; una parentesi non felice conclusa con le dimissioni. Nell’estate 2001 il clamoroso “ritorno a casa†alla corte degli Agnelli, dove vince altri 2 scudetti e nuovamente il titolo di miglior allenatore (2003), prima di diventare, per la prima volta, allenatore dell’Italia.
di Giorgia Morini

Il sole picchia forte, il trillo insistente del cellulare fa da contrappunto al rombo dei motori che spingono la barca in planata. “Sìì? - risponde Marcello Lippi togliendosi di bocca l’amato sigaro. Ascolta due secondi, non di più, poi liquida deciso l'interlocutore:†Ora no, sto tirando su un pesce, non posso parlare, ti richiamoâ€. Ecco come è nata la fama immeritata di un CT della Nazionale grande pescatore. E’ lui stesso a raccontarcelo. “Che volete, è l’unico mezzo che ho per tenere a bada gli scocciatori almeno quando mi rilasso in barca. No, non intendo i giornalisti, anche se… Per la verità - racconta divertito - a fare la pesca d'altura, sono i miei amici, che sono anche bravi; io mi limito a guardarli e all'occorrenza a dare una mano. Quando mi chiama qualcuno rispondo di essere troppo impegnato a pescare per stare al telefono e da qui è nata la mia fama di grande pescatoreâ€.

Viene dipinto dal carattere ombroso, ma certamente non lo è quando parla di mare, della sua barca e della sua Viareggio. Allora Marcello Lippi si trasforma, diventa affabile, un fiume in piena. Neppure il rischio di uno scatto rubato da parte del solito paparazzo sembra più preoccuparlo e sì che sarà proprio il timore di essere sorpreso a tradimento dai fotografi appostati in banchina a far abortire una programmata uscita in mare a bordo di DAST (sono le iniziali dei suoi due figli, Davide e Stefania) “Non amo farmi fotografare in barca per essere poi dipinto come un personaggio sfrontato che esibisce le proprie ricchezze. Non mi interessa apparire, io amo il mare e la barca per quello che mi danno.â€

Mare e barca non costituiscono però le uniche passioni di Marcello Lippi. Fra tutte c’è la sua città, della quale parla con grande trasporto. “Viareggio è un posto unico, circondato da località meravigliose, dove cerco di tornare ogni qualvolta che ho un momento di stacco dal lavoro. Salpo con la mia barca, me ne vado a mangiare uno spaghetto alle Cinque Terre e la sera sono di ritorno!â€. Pochi, tranne i viareggini, sanno quanto lui sia impegnato come cittadino. “Partecipo spesso come ospite a eventi che coinvolgono la città e sono sempre felice di dare il mio contributo. Ho anche detto al nuovo sindaco di considerarmi a disposizione per qualunque iniziativa. Sono un personaggio conosciuto e se posso fare qualcosa per dare maggiore visibilità alla città lo faccio davvero col cuoreâ€.

Oggi Lippi è il soddisfatto armatore di un Azimut 62 Fly e ha un contratto da testimonial per il cantiere costruttore che gli ha consegnato lo yacht l’anno scorso, con una festa in suo onore al porto di Varazze.
“E’ un modello riuscitissimo -spiega- una barca sicura e spaziosa, che taglia bene l’onda e tiene il mare magnificamente. Gli interni sono sobri e spaziosi, davvero l’ideale per godere una vacanza con gli amici e la famigliaâ€.

“Ho sempre avuto barche veloci, open a motore, le cosiddette corsare. Io amo la velocità, anche sull’acqua, e sono convinto che il futuro della nautica risieda proprio nel binomio comodità-velocità. Ho provato anche la barca a vela e devo dire che apprezzo molto le sensazioni e le atmosfere che offre quel tipo di navigazione. Purtroppo però faccio un tipo di lavoro che mi concede spesso ritagli di tempo davvero esigui e allora con la mia di barca posso concedermi una corsa a Capraia per un’immersione oppure una breve gita alle Cinque Terre e tornare in giornata. La mia barca ideale? Una via di mezzo fra una planante e una dislocante; il mio sogno è e rimarrà sempre l’ F100 di Agnelliâ€.

Dall’Avvocato il discorso scivola fatalmente sul calcio e con rinnovata enfasi sulla Nazionale, la “suaâ€, quella campione del mondo, e la prossima: Lippi cela a stento il grande desiderio di rimettersi in gioco, per centrare nuovi obiettivi importanti. Oltre alla determinazione, la sua forma fisica appare invidiabile. Se è vero - come sostengono i sociologi - che l’aspetto delle persone derivi dall’immagine e dalla coscienza che si ha di sé, Lippi fa parte del modello, si sente come appare. “Mi sono ispirato a una frase di Jean Paul Belmondo, l’attore francese, il quale dopo aver compiuto cinquant’anni ha deciso che si sarebbe fermato a quell’età. Ebbene, io mi sento un uomo di cinquant’anni e faccio le cose di un uomo di cinquant’anni.â€

E difatti, sono in pochi a saperlo, oltre alla passione per la barca, Marcello Lippi coltiva anche quella per la subacquea.  A bordo, ci sono bombole, erogatori, mute, pinne, anche per eventuali ospiti. La passione è tanta da spingerlo nel blu talvolta oltre il consentito. “Beh, ammette, in genere mi immergo con un gruppo di tre o quattro amici, nei fondali dell’isola di Capraia, ma mi piace farlo anche da solo e a profondità importanti.â€

Quello dell’autosufficienza sembra essere un pallino per Marcello Lippi. In barca, ad esempio, non dispone di equipaggio, malgrado i quasi venti metri di lunghezza del suo Azimut. Lui adora starsene al timone sul flying bridge. “Navigare con l’equipaggio sarebbe troppo impersonale, mi basta un solo marinaio “a comandoâ€, come si dice qui da noi, e al resto penso io. Sulla mia barca mi piace avere soltanto la mia famiglia e i miei amiciâ€.

 Fra i compiti del fido marinaio ci sarebbe anche quello di accendere i motori poco prima dell'inizio di ogni partita importante: è lo stesso Lippi, per scaramanzia,  a ordinarglielo al telefono. Ma queste, forse, sono soltanto chiacchiere di banchina.

 

 

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