Un tempo era il buio

Della subacquea ricreativa abbiamo visto nello scorso numero di BLU Mag come e quando è nata, come si è sviluppata fino ad arrivare in Europa e, in questo contesto, come e perché la PADI abbia fin dall’inizio rivestito un ruolo di primo piano nel panorama mondiale.
Prima che le didattiche private entrassero in scena la situazione era confusa, la capacità e le modalità d’insegnamento lasciate all’improvvisazione degli istruttori e la presenza di ausili didattici praticamente nulla. In definitiva, la riuscita di un corso e, più nello specifico, di un buon subacqueo, erano totalmente dipendenti dalle capacità dell’istruttore e, perciò, un fatto completamente soggettivo: c’erano subacquei di primo livello (quelli che oggi chiamiamo Open Water Diver) certificati con alle spalle due mesi di attività in piscina e solo due immersioni in mare, così come altri - magari nella scuola a un isolato di distanza - con quattro o cinque immersioni in piscina e oltre dieci in mare; oppure, neo brevettati sempre di primo livello a cui avevano anche insegnato le tecniche di soccorso, quando in realtà , vista la loro preparazione sott’acqua, avrebbero avuto difficoltà anche ad avere cura di se stessi, mettendo di fatto - in caso di reale emergenza - a repentaglio la sicurezza propria e degli altri.
Nei primi anni ’70, la neo costituita DSAT (Diving Science And Technology) ebbe incarico dalla PADI (Professional Association of Diving Instructor) di sviluppare dei corsi (coinvolgendo il lavoro di fisiologi, psicologi, fisici, chimici, ecc…), ponendo principalmente l’attenzione su alcuni punti fondamentali: la sicurezza, l’adeguato livello d’informazioni, i limiti operativi, la semplicità d’apprendimento. Dal canto suo la PADI, iniziò a sviluppare programmi didattici univoci, con standard e procedure testate e condivise; iniziò a formare istruttori in modo che avessero, oltre alla preparazione tecnica, anche spiccate attitudini all’insegnamento; e, soprattutto, iniziò a redigere supporti didattici (manuali, tabelle, immagini, ecc…) dedicati agli allievi e agli istruttori. L’obbiettivo comune era rendere la subacquea ricreativa un’attività aperta a tutti, senza distinzione di sesso, età o razza; l’importante era non avere patologie mediche che potessero inficiare la sicurezza sott’acqua ed essere in buona forma fisica.
Indubbiamente, questa nuova impostazione, oltre a raggiungere gli obbiettivi prefissati, aprì le porte verso un nuovo enorme mercato e un giro d’affari altrettanto grande. Negli anni, la PADI crebbe a dismisura in tutto il mondo e incassò tanto denaro, molto del quale reinvestito in... per saperne di più clicca qui
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