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Rapa Nui: l'isola di Pasqua

Rapa Nui: l'isola di Pasqua

Agosto 2011 | Autore: Redazione Blumag
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L'isola di Pasqua, un nome che evoca viaggi interminabili nell’Oceano Pacifico e atmosfere esotiche; ma soprattutto gli enigmatici colossi di pietra: i Moai. Statue di cui noi conosciamo ben poco anche adesso e a cui questo film del 1994 cerca di dare una spiegazione utilizzando la storia personale di due personaggi (immaginari). Siamo nel 1680, sulle scogliere immacolate dell’Isola di Rapa Nui, un atollo che dal 1772 - data della sua scoperta a opera di un navigatore olandese - prende il nome di Isola di Pasqua. I nativi di questo luogo di lussureggiante bellezza sono divisi in due caste: i Lobi Lunghi, nobili guerrieri e i Lobi Corti, il popolo lavoratore, praticamente schiavo. Questi, la classe più numerosa ma debole, hanno l’obbligo di costruire i Moai, le gigantesche statue di pietra e mistero. Ma tra i giovani c’è fermento; è tempo di cambiare le regole del vivere comune. Il nobile Noro ( Jason Scott Lee), infatti, giovane vigoroso e ambito, è innamorato della bellissima Ramana (Sandrine Holt) che appartiene alla casta dei Lobi Corti. Il ragazzo intende sposarla comunque. Ma oltre al problema della differenza sociale, ce n’è un altro: il suo amico Make, della casta dei Lobi Corti (Esai Morales) è innamorato della stessa donna. I due giovani decidono, così, di sfidarsi ad armi pari nella tradizionale gara degli uomini uccello. La competizione però sarebbe riservata solo ai Lobi Lunghi in quanto nel Culto dell’Uomo Uccello, questi veniva adorato come un dio in terra e alla sua tribù veniva concesso il potere giurisdizionale dell’isola per un anno, cioè fino alla successiva primavera. In tale occasione ogni nobile tribù dell’isola aveva diritto a scegliere il proprio campione. Gli schiavi, ovviamente, erano esclusi. Tuttavia, a seguito di un moto di protesta da parte dei Lobi Corti, viene eccezionalmente ammesso alla gara anche Make. Il capo dell’Isola, però, pone condizione che in caso di mancata vittoria, Make venga sacrificato. Make allora chiede che in caso di successo gli sia concesso di sposare Ramana. Mentre questa prova di coraggio e virilità si sta svolgendo, cresce silenziosa la rivolta degli schiavi...

Il film, diciamolo subito, ha un valore più per le riprese, effettivamente girate sull’Isola di Pasqua, che per la recitazione. Quello che difetta sono soprattutto i dialoghi. Comunque, può essere piacevole come storia, e il mare è sempre lì sullo sfondo. Chi immagina però spiagge bianchissime e palme polinesiane rimarrà deluso. E’ un Oceano Pacifico duro, fino a essere feroce, quello che fa sfondo alle trama; un mare da temere inserito in un paesaggio bellissimo, ma desolato.

L’isola fu infatti devastata e totalmente deforestata forse proprio dalla follia della costruzione dei Maoi.

 

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